«Mi teneva chiusa in casa e mi riempiva di botte»: ex marito condannato a 9 anni

La vittima non poteva lavorare nè uscire di casa. Una volta è stata presa a schiaffi in pizzeria e trascinata per i capelli lungo la strada. Lui si è difeso: «Siamo una coppia normale»

Calci, schiaffi e pugni, e perfino minacce con un coltello. Cui si erano uniti anche rapporti sessuali costretti, almeno una decina al mese. Una situazione di segregazione e violenze fra le mura domestiche cui la donna, trentenne di origine egiziana residente a Romagnano Sesia, ha detto basta: accompagnata dopo la denuncia in una casa protetta, ora il marito, un connazionale di 30 anni, è stato condannato in tribunale a 9 anni di reclusione per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.

Nella sua denuncia la vittima parla di almeno tre anni di convivenza in cui ha subito di tutto: «Nel marzo del 2023 – ha detto nel raccontare uno dei tanti episodi – durante un litigio in pizzeria mi ha dato uno schiaffo. Poi mi ha presa per i capelli e trascinata fino a casa, incurante della gente che ci guardava». In altre occasioni «mi aveva preso a botte. Nel corso della discussione ho contattato mio padre in videochiamata, e anche lui gli ha detto di smettere. Ma mio marito non ha smesso. Una volta che ho messo giù, mi ha chiusa in casa impedendomi di uscire». Complici usi e tradizioni culturali forse comunemente accettati nel paese d’origine ma certamente non in Italia, dove sempre più spesso donne come lei si sono aperte a una mentalità più occidentale, «non voleva che uscissi di casa e incontrassi altre persone. E nemmeno che lavorassi. Era geloso e quando parlavo con altri uomini andava su tutte le furie. Una volta gli ho detto che avrei chiamato gli assistenti sociali e lui, per tutta risposta, ha preso un coltello e mi ha colpito a una mano: “Devi stare zitta!”, ripeteva».

Anche in tempi più recenti, quando la donna è stata accolta in casa protetta, si sono verificati episodi spiacevoli: «Ho ricevuto una chiamata da un numero privato. Dall’altra parte una voce maschile, sconosciuta, che diceva: “Vai a togliere la denuncia, o me la prendo con la tua famiglia”. Non so chi fosse, ma probabilmente era qualche amico di mio marito». Lei, fra l’altro, non si è fatta intimorire: anziché ritirare la denuncia, ha fatto tre integrazioni, raccontando anche fatti che in un primo momento aveva cercato di rimuovere e dimenticare.

Dal canto suo, invece, l’uomo ha negato: «Siamo una coppia normale: ci sono litigi e discussioni, ma non ho mai alzato le mani né l’ho obbligata ad avere rapporti intimi».

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«Mi teneva chiusa in casa e mi riempiva di botte»: ex marito condannato a 9 anni

La vittima non poteva lavorare nè uscire di casa. Una volta è stata presa a schiaffi in pizzeria e trascinata per i capelli lungo la strada. Lui si è difeso: «Siamo una coppia normale»

Calci, schiaffi e pugni, e perfino minacce con un coltello. Cui si erano uniti anche rapporti sessuali costretti, almeno una decina al mese. Una situazione di segregazione e violenze fra le mura domestiche cui la donna, trentenne di origine egiziana residente a Romagnano Sesia, ha detto basta: accompagnata dopo la denuncia in una casa protetta, ora il marito, un connazionale di 30 anni, è stato condannato in tribunale a 9 anni di reclusione per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.

Nella sua denuncia la vittima parla di almeno tre anni di convivenza in cui ha subito di tutto: «Nel marzo del 2023 – ha detto nel raccontare uno dei tanti episodi – durante un litigio in pizzeria mi ha dato uno schiaffo. Poi mi ha presa per i capelli e trascinata fino a casa, incurante della gente che ci guardava». In altre occasioni «mi aveva preso a botte. Nel corso della discussione ho contattato mio padre in videochiamata, e anche lui gli ha detto di smettere. Ma mio marito non ha smesso. Una volta che ho messo giù, mi ha chiusa in casa impedendomi di uscire». Complici usi e tradizioni culturali forse comunemente accettati nel paese d’origine ma certamente non in Italia, dove sempre più spesso donne come lei si sono aperte a una mentalità più occidentale, «non voleva che uscissi di casa e incontrassi altre persone. E nemmeno che lavorassi. Era geloso e quando parlavo con altri uomini andava su tutte le furie. Una volta gli ho detto che avrei chiamato gli assistenti sociali e lui, per tutta risposta, ha preso un coltello e mi ha colpito a una mano: “Devi stare zitta!”, ripeteva».

Anche in tempi più recenti, quando la donna è stata accolta in casa protetta, si sono verificati episodi spiacevoli: «Ho ricevuto una chiamata da un numero privato. Dall’altra parte una voce maschile, sconosciuta, che diceva: “Vai a togliere la denuncia, o me la prendo con la tua famiglia”. Non so chi fosse, ma probabilmente era qualche amico di mio marito». Lei, fra l’altro, non si è fatta intimorire: anziché ritirare la denuncia, ha fatto tre integrazioni, raccontando anche fatti che in un primo momento aveva cercato di rimuovere e dimenticare.

Dal canto suo, invece, l’uomo ha negato: «Siamo una coppia normale: ci sono litigi e discussioni, ma non ho mai alzato le mani né l’ho obbligata ad avere rapporti intimi».

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